PRECEDENTEMENTE — A otto settimane dalla sua performance, BBH ha per le mani un copione frammentario, mentre gli oggetti di scena si moltiplicano e le dinamiche affettive del gruppo diventano sempre più invasive. Intanto, la riflessione sulla ripetizione — gesto estetico, metodo di lavoro, strategia di sopravvivenza — si impone come chiave del progetto. Tra immagini, adesivi e teorie che si accumulano, BBH rimanda sia la stesura di HAPPY DREAM, che il vero nodo della sua situazione: creare un personaggio. All’ingresso della seconda stagione di HAPPIDREAMING e del secondo atto di Better Than Luck, la domanda non è più chi si è, ma come si agisce — e se, definito il metodo, il personaggio possa finalmente accadere.
Negli ultimi anni, Strega ha riscattato la sé del liceo — sprezzante, immobile, chiusa, i maglioni extra large e il rifiuto di prendere l’aereo— trasformandosi nell’opposto: una leader interconnessa con una PA e una stylist. Forse merito di Vampiro, il quale sposando Strega, ha dimostrato di saper ritorcere le aspettative: il casanova col vizio per la scommessa ha promesso fedeltà, l’adolescente alpha è finito per innamorarsi della ragazza con l’apparecchio.
Negli ultimi anni, Grande Madre, la fashionista devota alla carriera, alle svendite per invito privato, e a un linguaggio sempre ricco di nomi propri e riferimenti a contenuti di nicchia, s’è trovata a confrontare un uomo poco interessato ai suoi ninnoli e adesso si ritrova a spingere un Bugaboo e istruire ventenni pagate a ora, sul concetto di autonomia infantile di Maria Montessori. L’uomo in questione, Licantropo, no, non si sveglia rimirando l’alba illuminare il suo vigneto, non ha nemmeno mollato tutto per la musica e una vita notturna, e no, non è finito a fare famiglia con l’amica d’infanzia (io). Ha figliato con una straniera, galoppa uno scooter e non un cavallo, e la lontananza fisica dalla famiglia ripaga il suo controverso e malinconico rapporto col cemento.
BEH, CHIARO NO? — L’idea della struttura della puntata è semplice: una dimostrazione silente della tesi di Better Than Luck che ogni personaggio è il protagonista della propria storia.
Negli ultimi anni Diavolo è riuscito nell’impossibile: passare dai venti ai trenta senza cambiare. Stesso mood iper-critico. Stesso occhio tagliente. Stesso talento per la scelta tra lettere con o senza grazie. Stessa fedeltà alle bibbie di colori e spessori e grane GF Smith. Stessa fissa per le “collabo” (Noma Bar x Monocle, Kenya Cara x Muji), stessa sensibilità per le pubblicazioni fuori stampa (feci fotografate da Oliviero Toscani) o edizioni limitate (pff). Nuova città, nuova fidanzata (Jinn Il Genio), stessa modalità: convivenza subito. E Jinn Il Genio? È apparsa così, puff! Da una nuvoletta azzurra, appena libera dalla sua vecchia lampada (una relazione lunga di cui sappiamo dettagli intrascrivibili grazie all’indefessa opera demiurgica di Strega, regina dei Cazzi Altrui). Nulla le è stato concesso, nulla le è stato regalato e sì, Strega l’ha aiutata ad aprire il bar che sognava di aprire—ma chi lavora più duramente di lei? Diavolo può confermarlo, tutti noi possiamo confermarlo.
E UN’ALTRA COSA — Da notare anche il modo in cui la struttura si ripete. Adesso è facile immaginare che BBH snocciolerà le bio degli altri amici. Si potrebbe scommettere su Mostro.
Negli ultimi anni, e con anni intendo decenni, Mostro non è più stato un’abitante del nostro pianeta, non del mio almeno. Un NPC (Non Playable Character) del mio gioco direbbe lui, che ha il vezzo del gergo gaming. Finché Strega non l’ha scritturato nel suo copione Strega La Neo-Gallerista, nel ruolo di Pietra Grezza da Trasformare “nel nuovo Kaws”, dotato di fidanzata ereditiera (Ninfa) a scongiurare l’aria da enfant terrible. Ed eccolo oggi, casa nuova, studio nuovo, indeciso tra la sindrome dell’impostore e un nuovo solo show, tra una ragazza vera e una in potenza.
Negli ultimi anni, Ninfa, oh ma che noia Ninfa, quello sguardo sempre indignato da una realtà al si sotto dei suoi standard: ha onorato ogni singola aspettativa, tranne portare a casa il ragazzo-artista, probabilmente l’incursione più avventurosa e contro intuitiva per una figlia di collezionisti.
BEH — Un po’ pigra quest’ultima trovata, no?
Negli ultimi anni, Cerbero, ha affinato la sua penna. Certo, ha affinato tutto ciò che ha da sempre (gusto, occhio, perspicacia, guardaroba tailor-made, sensibilità, intuito), ma il suo senso critico, tradotto in paragrafi brevi e acuminati, sembra sintetizzare pensieri elitari e sensazioni sublimi in concetti dal respiro collettivo. Dovreste vedere come i suoi articoli ben si abbinino alle composizioni di tulipani screziati con cui adorna la scrivania. Peccato che si ostini a fumare le sue dannate, stilosissime, Nat Shermans colorate.
A proposito di colori. Negli ultimi anni Bambola è diventata Bambola: globetrotter dal feed discretissimo (IYKYK), un outfit per ogni occasione (Ascot, Wimbledon, Burning Man), ma secondo le proiezioni delle ultime settimane, Bambola ha trovato la sua nicchia. Arte? No. Moda? No. Design? No. Alta gioielleria da collezione ma con uno spirito irriverente, forme ponderate, la palette cromatica di più di un arcobaleno e nomi propri che il cui senso, o doppio senso, lo sai solo se lo sai?
Negli ultimi anni il brutto anatroccolo è diventato cigno. La ragazza di cui nessuno si era accorto è diventata l’autrice dall’improbabile successo di critica e pubblico. Parlo di Imperatrice ovviamente. Il nome che sia editori anti-social che affezionati delle fashion week amano menzionare. Negli ultimi anni Imperatrice ha fatto dello storytelling un business e della narrativa un riscatto. A oggi il prototipo del suo ancora in-edito manuale di scrittura e riscrittura (perché pubblicarlo sarebbe un volgare mezzo di lucro), ispira queste righe. La sua storia, ispira la mia. Forse dovrei chiamarla? Forse dovrei aggiornarla, mostrarle queste faticose righe?
FORSE. — E forse, rimanendo strategicamente assente dall’episodio, scongiurando persino le micro-azioni per non tradire la struttura saggistica, ciò che BBH sta cercando di fare è ammettere di non essere sola, ma immersa in un ecosistema narrativo complesso.
Negli ultimi anni, io…oh, ma adesso gli occhi mi bruciano e ho bisogno di dormire.
Scrivo dal pavimento (laptop sulle ginocchia, quella postura col collo all’ingiù particolarmente sconsigliata) dello studio di Diavolo, che mi presta una stanza per le mie tele collage, i miei Oggetti Di Scena (quanto lo amo questo termine).
Centinaia di adesivi, a creare aree astratte.
E qui centinaia di parole e nessuna su di me.
Che ne dite? Potrei guarire dal mio protagonismo?
E sopratutto, voi, chi siete?
Sarebbe bello, se mai mi faceste sapere.
Alla prossima settimana HAPPIDREAMERS,
—BBH







