PRECEDENTEMENTE — BBH osserva il mondo attorno a sé come un sistema di traiettorie autonome: amici, amanti, artisti, mentori — ognuno impegnato a recitare il ruolo di protagonista nella propria storia. Attraverso una sequenza di ritratti mette in scena la tesi centrale di Better Than Luck: il personaggio non è ciò che si dichiara, ma ciò che agisce nel tempo. BBH rimane volutamente ai margini del racconto, sperimentando l’assenza come strategia narrativa e riconoscendo di far parte non di una storia unica, ma di un ecosistema complesso. In questo spazio condiviso, mentre HAPPY DREAM resta sospeso, la domanda si sposta dal “chi sono” al “come si vive” — e da lì, forse, inizia davvero la scrittura.
Sul tavolo da pranzo di casa di Strega e Vampiro — abito a casa loro da più di un anno, passo e chiudo — troneggia un modellino cartonato in scala non so cosa della galleria d’arte di Strega. L’ha portato per me, per farmi “familiarizzare con lo spazio, seppur a livello ipotetico”.
In quale vano prevedo di appendere quali pannelli?
Quale sala useremo per la performance-intervista?
Come allocheremo le sedute?
Da dove entro “in scena”?
E l’acustica?
E l’illuminazione?
Ne voglio una fredda e impietosa, o calda e ombreggiata?
Eccola lì la miniatura del più silente personaggio di questa rubrica: la galleria (esageratamente bianca, elegantemente sterile, innaturalmente luminosa) che rende Strega gallerista e me redenta performer.
Ma ecco scaturire un pensiero.
SPECIFICA— BBH omette il luogo da cui nasce il suo pensiero e la risposta, poco sorprendente, è il manuale Better Than Luck.
Nel nostro settimanale appuntamento, quali luoghi meritano di essere definiti “personaggi della storia”? E quale lo merita più di tutti?
Ecco un breve sondaggio.
A) Casa di Strega e Vampiro
Oh, dovreste vederla. Un appartamento da copertina, il salotto ad arco con le vetrate sulla terrazza alberata. La scenica libreria con le scale d’acciaio, i divani Camalenonda di velluto (quello turchese, quello fuxia, quello lilla, quello arancione, il piccolo giallo).
Ma lasciamo stare l’estetica.
L’appartamento è il guscio che mi protegge dall’assenza di gravità della mia vita “scelgo-di-non-scegliere”: nulla è mio, tranne il feeling di essere a casa. È anche il fulcro sociale della rete di amicizie che intesse interessi e affetti: se volete immaginare me e i miei amici ritrovarci in un luogo sicuro, il salotto di questa casa è il setting della nostra sitcom. Jonas Woods alle pareti included.
B) La Galleria di Strega
Come dicevo: il luogo che rende Strega gallerista e me redenta-performer (second me la frase è ben riuscita). Immaginatevi uno spazio bianco ottico, dai pavimenti di resina grigia, dentro il quale tutto sembra prezioso.
C) La città
Chi è questa città?
Perché sono arrivata qui?
Da dove vengo?
Non nominarla mai è una scelta ponderata, non una svista, e nemmeno un trucchetto.
Spero che ognuno legga nelle strade che menziono, nei semafori che si accendono e nel traffico che descrivo, la proiezione del proprio concetto di metropoli, così che lei, la Città, per voi, come per me, rimanga importante e astratta.
Una Città maiuscola: concetto, più che insieme di dettagli.
D) Questa Stanza
Saluti dalla stanza degli ospiti dell’opzione A).
Se vi state figurando un tugurio rettangolare con un la cyclette in un angolo e un armadio a parete con dentro sci, Monopoli, e VHS, siete fuori strada.
Immaginate più un vano con una parete aperta sulla terrazza sopra menzionata, parquet di legno a spina— hey! vi scrivo seduta a loto proprio su queste assi di mogano, spalle appoggiate al letto (un minimale baldacchino).
COSA NE PENSIAMO? — Di questa struttura risposta multipla. È anch’essa una specie di luogo di forma, in cui i pensieri della protagonista possono accadere?
E) I pannelli Repetita.
Paesaggi di ripetizioni analogiche.
Superfici snervanti, calmanti.
Veri oggetti, finta arte.
Vera arte, finti oggetti.
Volete vedere come procedono?
F) I miei diari
Una volta casa e conforto, oggi luoghi di impossibilità.
Non c’è onestà nei miei diari, non c’è invenzione, non c’è confessione, non c’è altro che un egoistico bisogno di non-senso, di storie fatte solo di estetica, di mantra che privano le parole del loro significato e fanno del suono un portale.
G) Better Than Luck
Il manuale di scrittura che ispira questa rubrica, dice di se stesso d’essere mappa e non territorio. Ma è una mappa che abitiamo ogni settimana.
FACCIAMOCI FORZA — L’episodio topologico ha le sue buone intenzioni: vuole definire il campo di gioco.
H) HAPPY DREAM
Non è un segreto che il titolo del mio ancora-non-scritto romanzo HAPPY DREAM sia un luogo.
A che punto sono?
Beh, una promessa è una promessa, giuro di terminarlo entro il mio prossimo compleanno.
Non è colpa mia se non so ancora scriverlo. E comunque…
I) HAPPIDREAMING
… e comunque anche se il romanzo (ancora) non esiste, esiste questa rubrica. Esistete voi.
L) E A PROPOSITO
C’è un luogo che mi esclude: il vostro sguardo, nascosto al di là dello schermo.
Pensateci bene.
Fatemi sapere.
Alla prossima settimana HAPPIDREAMERS,
—BBH







